Il professor Cecconi al Wired Health 2019: come la tecnologia avvicinerà di più il medico al paziente

Tutti Aprile 2, 2019
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Il Wired Health 2019, ’evento organizzato nel mese di marzo a Milano dal gruppo editoriale Condé Nast Italia, di cui è partner scientifico, che ha ’obiettivo diinformare il grande pubblico e gli addetti ai lavori (scienziati, professionisti, ricercatori, manager ecc.) sulleinnovazioni più recentierilevanti nel settore della salute,che coinvolgono medicina, tecnologie digitali e nuovi stili di vita, ha visto come protagonista il professor Maurizio Cecconi, responsabile di Anestesiae Terapia Intensiva in Research Hospital e docente presso University.

Nel corso dei suoi interventi, il professore ha sottolineato come le nuove tecnologie rafforzeranno il rapporto medico-paziente e permetteranno ai familiari di restare più vicini a chi è ricoverato.

 

I maggiori vantaggi per il paziente offerti dalla tecnologia

Tra gli innumerevolivantaggi delle tecnologie, dei big data e in generale delle machine learning applicate (anche) alla terapia intensiva vi è la capacità di raccogliere e valutare informazioni, nonché di sviluppare e identificare dei“trend predittivi”dello stato di salute del paziente.

“Il medico potrà così stare sempre in contatto con il paziente – ha riferito Cecconi – anziché passare tante ore davanti al computer”.

“Lo sviluppo deldata science – ha aggiunto – consentirà al medico di vivere in maniera più smart ed efficace il rapporto con le macchine, banalmente di dettare al computer e non passare ore a scrivere”.

La realtà aumentata

“Nel mondo, – ha spiegato ancora il professore – in alcune strutture si sta iniziando a sperimentare la cosiddettarealtà aumentata, una nuova tecnologia “tele-health” che permette di “ri-portare” il paziente in terapia intensiva tra le mura di casa sua, di scoprire il reparto in cui è ricoverato e di proseguire nei controlli periodici dopo le dimissioni”.

“Spesso i nostri malati – ha aggiunto – sono letteralmente bloccati a letto per molto tempo, magari si risvegliano dal coma disorientati e questo riesce a rasserenarli e renderli consapevoli”.

“Inoltre – ha proseguito – anche grazie alle video tecnologie si stanno testando degli ambulatori di follow up per far sì che gli intensivisti possano rimanere in contatto con i malati anche quando questi sono stati dimessi dalla terapia intensiva”.

Il rischio del’overfitting, di un adattamento eccessivo ai dati

Secondo un recente studio americano, si stima che, in futuro, le cure di terapia intensiva riguarderanno sempre un maggior numero di persone. Considerato che nelle consolle di reparto sono presenti dai 15 ai 30 monitor che registrano parametri vitali e informazioni dei pazienti, è facile immaginare ’immensa mole di dati che si ricaveranno. Il problema per gli specialisti, quindi, sarà quello di saper interrogare e interpretare nel modo giusto i dati prodotti dalle macchine perché – come ha sottolineato il professor Cecconi – “il futuro non è spegnere il cervello e lasciar agire le macchine al nostro posto, buttare numeri e informazioni dentro a un calcolatore e vedere semplicemente il risultato”.

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